In un network in cui oltre al lambrusco e salsicce si disquisisce di champagne e foie gras, di bottiglie di vino che costano quanto il reddito annuo di un nigeriano, di conti al ristorante che oltrepassano la decenza, forse parlare di “Freegan” può sembrare una provocazione.
E infatti lo è.
Perché a vedere
cosa e
quanto la ns. società manda al macero ogni giorno davvero, viene da interrogarsi un poco.
Tristam Stuart è un integralista dell’ecologia, un
freegan appunto: per mangiare cerca fra la spazzatura dei supermercati.
Nel suo nuovo libro,
Waste: uncovering the global food scandal uscito per Penguin nel 2009 Tristram sostiene che “il pianeta si può salvare a patto di abbattere i nostri sprechi alimentari”.
Cosa questa già ampiamente dibattuta ma che Tristram diffonde in maniera molto efficace.
Londinese di 32 anni, fisico atletico e i tratti del viso che sembrano scolpiti, è laureato in letteratura inglese a Cambridge, già da studente “pescava” la maggior parte dei propri pasti direttamente dai rifiuti di Sainsbury’s, la maggior catena di supermercati della Gran Bretagna.
Oggi coltiva un orto e alleva qualche maiale, ma non ha tradito la filosofia freegan, che prevede di trarre sostentamento dagli scarti.
Anzi, in patria è diventato un testimonial di questo stile di vita.
Le interviste a radio, giornali e tv gli servono per diffondere il proprio credo contro l’occidente in cui finisce nella spazzatura il 50% del cibo che viene prodotto.
Come se il cibo fosse una risorsa infinita.
Ma non è così.
Per produrre cibo si erodono risorse: terra, acqua, combustibili. Con impatti devastanti sull’ambiente: dalle imponenti deforestazioni in Sud America e nel Sud-Est Asiatico all’impoverimento dei terreni a causa dell’agricoltura intensiva, allo spreco di acqua, alle emissioni di Co2 legate al trasporto, alla produzione e alla decomposizione del cibo.
Nel suo libro Tristram spiega i modi in cui i principali supermercati gestiscono lo smaltimento dei rifiuti, quanti di questi vanno in discarica e quanti vengono riciclati, può dirvi quali negozi tengono i cassonetti sotto chiave e quali li lasciano aperti … e molto altro.
Per lui un cassonetto pieno di scarti alimentari è semplicemente una ghiotta opportunità.
Una opportunità che invece di finire nei cassonetti potrebbe, a volerlo davvero, finire nelle mani di chi ne ha bisogno.
Perchè questa qui sotto, recuperata da Tristram, non si direbbe proprio essere "monnezza".
Ciao
Pierpaolo