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Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
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Tristram Stuart - elogio della monnezza
In un network in cui oltre al lambrusco e salsicce si disquisisce di champagne e foie gras, di bottiglie di vino che costano quanto il reddito annuo di un nigeriano, di conti al ristorante che oltrepassano la decenza, forse parlare di “Freegan” può sembrare una provocazione.

E infatti lo è.
Perché a vedere cosa e quanto la ns. società manda al macero ogni giorno davvero, viene da interrogarsi un poco.

Tristam Stuart è un integralista dell’ecologia, un freegan appunto: per mangiare cerca fra la spazzatura dei supermercati.

Nel suo nuovo libro,  Waste: uncovering the global food scandal uscito per Penguin nel 2009 Tristram sostiene che “il pianeta si può salvare a patto di abbattere i nostri sprechi alimentari”.
Cosa questa già ampiamente dibattuta ma che Tristram diffonde in maniera molto efficace.

Londinese di 32 anni, fisico atletico e i tratti del viso che sembrano scolpiti, è laureato in letteratura inglese a Cambridge, già da studente “pescava” la maggior parte dei propri pasti direttamente dai rifiuti di Sainsbury’s, la maggior catena di supermercati della Gran Bretagna.

Oggi coltiva un orto e alleva qualche maiale, ma non ha tradito la filosofia freegan, che prevede di trarre sostentamento dagli scarti.
Anzi, in patria è diventato un testimonial di questo stile di vita.
Le interviste a radio, giornali e tv gli servono per diffondere il proprio credo contro l’occidente in cui finisce nella spazzatura il 50% del cibo che viene prodotto.
Come se il cibo fosse una risorsa infinita.

Ma non è così.
Per produrre cibo si erodono risorse: terra, acqua, combustibili. Con impatti devastanti sull’ambiente: dalle imponenti deforestazioni in Sud America e nel Sud-Est Asiatico all’impoverimento dei terreni a causa dell’agricoltura intensiva, allo spreco di acqua, alle emissioni di Co2 legate al trasporto, alla produzione e alla decomposizione del cibo.

Nel suo libro Tristram spiega i modi in cui i principali supermercati gestiscono lo smaltimento dei rifiuti, quanti di questi vanno in discarica e quanti vengono riciclati, può dirvi quali negozi tengono i cassonetti sotto chiave e quali li lasciano aperti … e molto altro.

Per lui un cassonetto pieno di scarti alimentari è semplicemente una ghiotta opportunità.

Una opportunità che invece di finire nei cassonetti potrebbe, a volerlo davvero, finire nelle mani di chi ne ha bisogno.

Perchè questa qui sotto, recuperata da Tristram, non si direbbe proprio essere "monnezza".




Ciao
Pierpaolo
Tags
tristram stuart, freegan
Postato il 9 Febbraio 2010 alle 13:51:06 | Permalink | Condividi su Twitter Facebook Friendfeed Delicious
 
Questo contenuto è stato letto 538 volte
12 Commenti invia un commento
 
1.
Belbon Hills Wines - Pedro Estrada Belli
09/02/2010 14:51:17 | Link a questo commento
Ciao Pierpaolo,
bel post, degno di molti commenti, e sono sicuro che arriveranno.
quello che fa Tristram e i suoi seguaci freegan e' sicuramente un gesto di impatto, a me pero' questi discorsi non hanno mai impressionato. Secondo la mia personale opinione di ex ricercatore economista, creata non pescando in letteratura o fatti di attualita', ma vivendo in africa da 12 anni, e' un po' troppo semplicistico parlare come lui di sprechi e di come questi sprechi possano essere reindirizzati a nutrire il mondo. I supermercati comprano frutta dal sudafrica, la quale dopo 15mila km arriva in un cassonetto a londra, ma mica la possono rispedire in africa! e se invece ci mettessimo a scrivere tutti libri su come la societa' spreca ne Tristram ne altri come lui farebbero piu' un soldo vendendoli perche' e' un'ovvieta'. il nostro sistema economico, di circa 3 miliardi di persone o piu', si basa su produzione, commercio e da qualche secolo anche e soprattutto finanza, l'agricoltura e la fame del mondo non sono piu' correlate, finche' non c'e' un discorso finanziario dietro. possono scorrere fiumi di inchiostro ma il dilemma sara' sempre li, come faccio a far mangiare tutti e continuare a vivere in europa e usa con gli standard che avete li? non e' privandosi degli sprechi che aumenta il benessere comune, ma avere modo di controllare che i benefici della produzione di tali sprechi vadano a chi ne ha bisogno, ossia i paesi dove spesso viene prodotta tutta la roba che buttiamo. ovviamente neanche io ho la soluzione.
ciao a tutti

Pedro
   
2.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
09/02/2010 15:42:30 | Link a questo commento
Ciao Pedro,
per me è difficile comprendere certe dinamiche finanziarie, non sono un esperto nè voglio diventarlo.

Il mio è un discorso "di pancia", che anche se si scontra con le regole del mercato non esclude, almeno non vuole escludere che le regole possano essere cambiate.

Semplicistico mi sembra piuttosto il ragionamento che facevi riguardo al fatto che, stando a Tristram, bisognerebbe far fare a quella merce 15 mila km per ritornare da dove è arrivata.

Intanto, anzichè buttarla, si potrebbe distribuirla tra le varie associazioni sul territorio: in Italia se ne occupa la Caritas grazie al Banco Alimentare, ma non copre tutte le necessità, nel senso che non tutti consegnano al Banco Alimentare ... molti preferiscono gettare via ... :o(

A qualche associazione che riceve questa merce, inoltre, si potrebbe chiedere un piccolo contributo (visto che molte godono di finanziamenti) da inviare, questo si, a 15 mila km di distanza, magari per costruire un pozzo (bastano 500 dollari) in Kenia, giusto per fare un esempio.

Insomma, come sempre, anche se è vero che fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare è anche vero che non c'è più sordo di chi non vuol sentire e il mercato, la finanza, l'economia in generale, mi sembra che le orecchie non ce le abbiano proprio.

Per finire, fossi in te, non sarei meno fiducioso sul fatto che questo post così come altri dello stesso genere, possa ricevere molti commenti: l'indifferenza è uno dei mali peggiori dell'umanità, e l'empatia non si compra al supermercato.

Ciao
Pierpaolo

   
3.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
09/02/2010 15:48:40 | Link a questo commento
Errata corrige:
Scusa, l'ultimo capoverso: Per finire, fossi in te, non sarei "troppo" fiducioso ...
   
4.
Belbon Hills Wines - Pedro Estrada Belli
09/02/2010 15:58:21 | Link a questo commento
Pierpaolo,
sono sicuramente d'accordo su tutti i punti della tua risposta, la finanza ha fatto un sacco di guai e l'indifferenza e' il peggior male. alcune associazioni anche qui fanno miracoli e si spera sempre che questo capitalismo "etico" di cui tanto si parla generi futuri businessman capaci di dare e non solo di prendere, molti piu' di quanti gia ne esistono, capaci di reindirizzare le risorse per il bene di tutti appunto. Anche ai supermercati va un po' di merito per quello che fanno permettendo di ritirare la merce alle associazioni, magari 10 anni fa non succedeva nemmeno. per quel che riguarda il pozzo o i contributi per i progetti all'estero, quello e' tutto un altro dibattito, su 100 associazioni forse 10 lavorano bene e usano quei fondi per lo scopo prefissato, le altre purtroppo no. Mi riempie il cuore vedere quando arrivano all'aeroporto di cape town gruppi di persone qualunque dall'Irlanda o altri paesi, invece di venire in vacanza vengono a fare i volontari per costruire case o sistemare ospedali nelle zone rurali piu' disastrate, che poi tornino a vivere fra gli sprechi e gli agi del mondo industrializzato non importa, sicuramente tanta gente gli e' grata per quello che fanno, a prescindere. quanto ai freegan, boh, forse dovrebbero anche loro venire giu a aiutare qualcuno invece di frugare nella monnezza....contenti loro....
aspettiamo gli altri commenti

Saluti

Pedro
   
5.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
09/02/2010 16:35:44 | Link a questo commento
Si, effettivamente non me li vedo i freegan frugare nelle discariche di Cape Town ...;o)

La tua lancia spezzata in favore dei supermercati però, va un pò ridimensionata: per questa loro "contribuzione" godono di sgravi fiscali che li ricompensa dei soldi per lo smaltimento dei rifiuti.
In altre parole conferire al Banco Alimentare è un "vantaggio" economico.
Molte aziende, come la Parmalat, e lo dico perchè conosco bene la situazione, aspettano due/tre mesi dalla scadenza e poi conferiscono al banco Alimentare.

Con questo sistema si evitano il trasporto da e per la discarica, e godono di quei vantaggi di cui dicevo.
Quindi non si tratta di opere pie, ma di opere che, cmq, servono a qualcuno (le associazioni), anche se fatte da qualcun'altro per guadagnarci (supermercati/produttori).
Benvengano quindi, ma non mettiamoli sull'altare.

Il volontariato, poi, porta con se un grave limite: quello di essere fatto, spesso, per se stessi e non per "l'altro".
Per non dire poi che "c'è molto denaro nella povertà", nel senso che ci sono molti, troppi intrallazzi.

Nel nostro paese ci sono circa tre milioni e mezzo di persone impegnate nel volontariato e 600 mila lavoratori sono impegnate in circa 220 mila organizzazioni no profit che producono un fatturato annuo di circa 80 mila milardi di vecchie lire.

Questo sviluppo ha portato con se, naturalmente, molte magagne.
Va detto anche il volontariato si è trasformato da esperienza gratuita e motivata (anche se non sempre) in esperienza prevalentemente economica: il cd "terzo settore".

Questa metamorfosi ha finito per schiacciare molte organizzazioni provocando una deriva imprenditoriale, verso il business, caratterizzata dalla gerarchia e dall'efficentismo, che ha portato molte ONG a preoccuparsi quasi unicamente di trovare fondi senza più interrogarsi in maniera profonda sui progetti di cooperazione, finendo così per diventare delle semplici "esecutrici" di compiti che calano dall'alto.

Per questo sono dell'idea che il terzo settore può ritornare a rivestire un ruolo fondamentale nella società civile globale solo se le varie realtà riusciranno a interagire con i nuovi movimenti sociali e culturali, come anche i freegan, appunto, capaci di esprimere con forza e, perchè no? suggestione (quella che a te invece da Tristram & C. non arriva) la loro voce contro le ingiustizie.

Ciao
Pierpaolo

   
6.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
09/02/2010 17:23:01 | Link a questo commento
Cmq, fa una certa impressione sapere che stiamo parlando di queste cose, io qui in liguria e tu laggiù, dall'altra parte del mondo ...;o)

Ciao Pierpaolo
   
7.
Belbon Hills Wines - Pedro Estrada Belli
13/02/2010 08:41:40 | Link a questo commento
Ciao Pierpaolo,
va bene, abbiamo lasciato passare abbastanza tempo, hai vinto tu,
"non sarei meno fiducioso sul fatto che questo post così come altri dello stesso genere, possa ricevere molti commenti: l'indifferenza è uno dei mali peggiori dell'umanità, e l'empatia non si compra al supermercato. "
Sono tutti troppo impegnati con i loro problemi quotidiani. Ci riproveremo.

Alla prossima.
Pedro
   
8.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
13/02/2010 10:09:37 | Link a questo commento
@Pedro

Il problema è diffuso, e secondo me c'è qualche altra ragione oltre all'impegno in altre faccende quotidiane.

A breve pubblicherò un post inerente questi silenzi, il tema è lo "spessore" sociale dei network di categoria.

Se ne avrai voglia potrai dire la tua ... stay tuned ..;o)

Ciao
Pierpaolo
   
9.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
13/02/2010 10:21:44 | Link a questo commento
@Pedro

Il problema è diffuso, e secondo me c'è qualche altra ragione oltre all'impegno in altre faccende quotidiane.

A breve pubblicherò un post inerente questi silenzi, il tema è lo "spessore" sociale dei network di categoria.

Se ne avrai voglia potrai dire la tua ... stay tuned ..;o)

Ciao
Pierpaolo
   
10.
Wine Leading - Stefano Vigna winemaker consulenza Enologica e Commerciale
17/02/2010 09:56:02 | Link a questo commento
Ragazzi, che tristezza il mondo in cui viviamo!

Condivido perfettamente la visione dello sviluppo sostenibile, anche se, ormai siamo alla frutta ed è più realistico parlare di esistenza sostenibile.
Di sicuro, se aspettiamo che "grandi", istituzioni e capitali facciano il loro pesantissimo dovere, stiamo freschi.
Quindi penso che la vera sostenibilità, quella concreta e reale, si costruisca anche solo semplicemente utilizzando un'auto a gpl come faccio io, utilizzare solo lampadine e elettrodomenstici a basso consumo, ridurre lo spreco di acqua mentre mi rado, utilizzare sacchetti di tela anzichè una busta di nylon ad ogni passaggio al supermercato, ecc.....
Insomma, lungi dall'essere un ecologista integralista, nè tantomeno un freegan o un vegano......, credo che ognuno di noi possa concretamente contribuire a ridurre gli sprechi con semplici, piccoli, costanti comportamenti quotidiani ad elevata sostenibilità.

Una goccia è solo una goccia, ma se ripetuta e costante, rompe una roccia.

In cantina da me, ad esempio recuperiamo le acque di scarico e le riutilizziamo, idem per i fanghi del depuratore, inoltre le luci sono tutte a risparmio energetico, ed abbiamo un tetto fotovoltaico da 70kwh.
Nulla di astronomico, nè di rivoluzionario, ma comunque in grado di farci lavorare e produrre con un'impatto ambientale quasi dimezzato rispetto ad una struttura "convenzionale"

Buon vino a tutti
Stefano
   
11.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
17/02/2010 10:02:48 | Link a questo commento
@Stefano

E dici niente ... se tutti facessero quello che fai tu, che non sei un integralista, avremmo risolto più della metà dei problemi.

Ma sono contento, e ottimista, perchè più incontro persone come te, e ne incontro sempre più, mi sembra che tutto sia possibile.

Forse non sarà la ns. generazione a vederene e goderne i risultati, ma sono convinto che l'istinto di sopravvivenza della razza umana alla fine prevarrà ...;o)

Ciao
Pierpaolo
   
12.
Alter-Eno/Pierpaolo Paradisi
17/02/2010 14:40:41 | Link a questo commento
Qui il rapporto della FAO tra alimentazione e agricoltura.

http://www.enopress.it/new/Articolo.aspx?ArticoloID=0007TL
   
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