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Daniele Vinci
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Quale futuro per i prodotti enogastronomici?

Che il mercato alimentare, soprattutto quello dei prodotti tipici e locali, non abbia subito grave danno dalla crisi non sono  io a dirlo ma la Coldiretti.

Il problema è: Come continure a restare sulla cresta dell'onda...od in questo caso della "Moda".

Badate bene che in questo caso la parola "Moda" non indica necessariamente un comportamento di massa e popolare. E' più che altro un termine tecnico usato dalla statistica per indicare un fenomeno con maggior frequenza.

Quello che la statistica dimostra è che la Moda ha un suo inizio ed una sua fine...quello che invece la sociologia cerca in qualche modo di analizzare è come questa "curva" (ovvero la rappresentazione della moda in statistica) possa rinnovarsi e mantere sempre ampia la sua pancia, e quindi il suo valore di diffusività.

Ne parlavo anche nella mia rubrica e mi piacerebbe avere le vostre osservazioni in merito.

Come può questo mercato rimanere "giovane" e godere di prestigio e nello stesso tempo non perdere quota?

Io credo fortemente nella possibilità, da parte dei produttori e dei clienti di "incotrarsi". Sovvertire in qualche modo la classica teoria della domanda e dell'offerta e soffermarsi di più sui rapporti sociali, come strumento di marketing e di creazione di pubblici ad hoc...o forse sarebbe meglio dire visto il tema "pubblico DOC"

 

RImango in ascolto per qualsiasi vostra domanda

 

Alla prossima...

 

Daniele

 

Tags
enogastronomia, pubblici, marketing
Postato il 19 Maggio 2009 alle 17:08:34 | Permalink | Condividi su Twitter Facebook Friendfeed Delicious
 
Questo contenuto è stato letto 712 volte
11 Commenti invia un commento
 
1.
Tomaso Armento @FortidelVento
19/05/2009 17:38:15 | Link a questo commento
Mah, io articolerei un minimo: la categoria "prodotti enogastronomici" fatica a patire finchè l'essere umano deve nutrirsi....

....Poi occhio ai numeri, un conto è valore un conto è volume....

:-))

Ciao
Tom
   
2.
Daniele Vinci
19/05/2009 18:17:12 | Link a questo commento
Ciao tom,

non capisco cosa intendi con:

"la categoria "prodotti enogastronomici" fatica a patire finchè l'essere umano deve nutrirsi...."

I motivi per cui possa faticare o meno questa categoria credo più che altro dipenda da fattori esogeni... Ovvero di un mercato ancora troppo legato al "prezzo" come unico elemento di differenziazione.

Sono invece le inniziative "sociali" ad avere maggior successo di vendita... Questo dimostra come il "valore" sia strettamente legato al "volume". Il valore del prodotto è in stretta corrispondenza al pubblico di riferimento, lui e solo lui può determinare il prezzo per cui è disposto a pagare.

naturalmente non voglio aver la presunzione di aver ragione in questo mio pensiero e sono quindi aperto al dialogo, anzi èproprio per questo che scrivo in questo spazio "dedicato"... per avere un confronto maggiore con questa realtà...



   
3.
Tomaso Armento @FortidelVento
19/05/2009 18:40:49 | Link a questo commento
La categoria prodotti enogastronomici é troppo vasta per intavolare una discussione, secondo me va declinata in modo piu puntuale: a quali prodotti della categoria ti riferisci? Credo sia normale in una generalizzazione cosi vasta come quella dell'intera enogastronomia, che si ragioni piu sul prezzo perche vai a ragionare sulla totalita dei consumatori che mangiano e bevono.
Magari se restringi a chi é interessato alla qualità, ai prodotti artigianali (intesi come "con forte componente umana nella realizzazione") allora forse riusciamo a intavolare un dialogo.
Cosi come lo hai presentato rischiamo di parlare di generica domanda e offerta, ma non credo volessi fare ragionamenti marxisti o keynesiani, giusto?
Ciao
Tom
   
4.
Daniele Vinci
19/05/2009 18:56:15 | Link a questo commento
Si Tom hai ragione, ho genralizzato troppo, pensavo fosse sottointeso che si parlasse di prodotti tipici di qualità a filiera corta...

Assolutamente niente marxismo...solo pratica :-)

Io sono abituato ad analizzare il marcato solo attraverso i dati per poi utilizzare meglio le strategie di mareting ma se tu hai competenze dirette sul mercato sarei ben lieto di conoscere questa realtà più da vicino attraverso la tua esperienza.

   
5.
Tomaso Armento @FortidelVento
20/05/2009 11:22:30 | Link a questo commento
Quindi ti occupi di Marketing: magari se vuoi coinvolgere nella discussione qui su Vinix ti conviene essere meno scientifico e più umano, anche nel linguaggio. Mia idea.

Cio detto, dato che più o meno ti capisco anche se non lavoro nel marketing ma l'ho visto all'università, ti dico che per defininizione i prodotti tipici a filiera corta sono una nicchia, e come tale molto difficilmente possono essere direttamente collegati all'andamento di mercato: cme ben sai le nicchie sono mercati paralleli.

Ciò detto, è inoltre molto difficile parlare di dati delle varie nicchie, in quanto fortemente segmentate con produttori spesso differenziati tar loro, credo che Coldiretti (che citi) come sempre parli di qualcosa di più grande della filiera corta e dei prodotti tipici....forse loro si rivolgono all'agricoltura. Ma li allora è fondamentale ragionare sui volumi, non solo sui valori e sulle scorte: nel vino vera spina nel fianco di cui nessuno parla.

Io comunque posso parlarti del mio piccolo, dove vedo un interesse crescente da parte delle persone a sapere e conoscere le realtà agricole, in tutte le loro declinazioni: frutta, vino, ortaggi ecc per cercare di "personficare" i prodotti che in fin dei conti costiuiscono nientepopodimeno che il loro nutrimento.

Sto assistendo, e in questo non posso che gioire, anche alla selezione delle realtà agrituristiche: sento parlare finalmente male da parte delle persone dei finti agriturismi (quelli che o sembrano hotel o sembrano centri specializzati per cerimonie) che finora hanno letteralmente sbaragliato facendo numeri impressionanti. Queste realtà restano invece interessanti per coloro che "credono" di fare un affare.

Basti pensare che 200 persone per 30 Euro (dato ottimistico, hanno rpezzi anche ben più alti) sono 6.000 Euro a servizio, con costi da produttori o, peggio da ristoratori di bassa qualità spesso esentasse. Ah, ricordo che un agriturismo non può avere più di 60 coperti, ma non voglio far polemica....

Ciao,
Tom
   
6.
Daniele Vinci
20/05/2009 12:09:24 | Link a questo commento
Si Tom hai detto bene:

"vedo un interesse crescente da parte delle persone a sapere e conoscere le realtà agricole, in tutte le loro declinazioni"

Coldiretti non dice che i prodotti a filiera corta vanno meglio di prima, ma parla di un mercato più ampio, hai perfettamente ragione.
Ma le nicchie di cui parliamo, frammetate e piccole, sono adiacenti a quel macrosistema. Se il macrosistema va bene è molto probabile che a goderne dei benefici siano anche i microsistemi adiacenti.
E tu stesso ne dai conferma.

"Sto assistendo, e in questo non posso che gioire, anche alla selezione delle realtà agrituristiche: sento parlare finalmente male da parte delle persone dei finti agriturismi (quelli che o sembrano hotel o sembrano centri specializzati per cerimonie) che finora hanno letteralmente sbaragliato facendo numeri impressionanti. Queste realtà restano invece interessanti per coloro che "credono" di fare un affare."

Questo fenomeno di interesse avviene perchè è il settore macro che è in "salute".

Quello su cui io ponevo il dubbio era appunto questo stato di salute. quanto durerà?
Chi sopravviverà?

Io credo fortemente che avranno al meglio i microsistemi, perchè nosnostante frammentati e piccoli riescono a soddisfare meglio la domanda dei consumatori...C'è solo da lavorare meglio per trovare metodi più agevoli per raggiungere pienamente i gruppi di interesse.

Mi dispiace se pensi che io usi un linguaggio "poco umano" non era nel mio intento, ma accetto il consiglio. Faccio solo delle riflessioni a "voce alta"...magari anche sbagliando, ma i miei pensieri non vogliono essere assolutamente scientifici...Anzi...

Ciao Tom
   
7.
Tomaso Armento @FortidelVento
20/05/2009 14:22:08 | Link a questo commento
Ciao,
secondo me è difficile che "abbiano la meglio" i microsistemi, perchè essendo essi micro sarà molto difficile riescano a soddisfare la massa. Sicuramente quello che concordo è che da micro invece di essere obbligati a conferire ai grandi sempre di più saranno in grado di trovare autonomamente "sfogo" per i loro prodotti. Cruciale, concordo con te e mi sa che non sono l'unico, infatti l'argomento è parecchio sentito qui su vinix, per esempio

http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2844

http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1804

http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1757

http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1322

http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=956

Ciao
Tom
   
8.
Daniele Vinci
20/05/2009 14:41:51 | Link a questo commento
Grazie tom per i link molto interessanti!
alla prossima...
;-)
   
9.
Alessandra Rossi
21/05/2009 09:14:21 | Link a questo commento
Tom ha introdotto benissimo ed ha aiutato a specificare. Bravo, tanto di cappello :-).
Ciao Daniele, mio conterraneo. Anche tu vivi in un contesto agricolo storicamente composto da miriadi di piccole aziende che a parte qualche beneficio fiscale o altri emolumenti di cui via via ha goduto il settore, sopravvive comunque solo grazie ai grandi sacrifici individuali.
Ora gli agricoltori non sanno più cosa sacrificare (manca solo che sgozzino un capretto in onore a Giove o che si mettano a fare la danza della pioggia...).
Ed è questa crisi: costo energetico, mancanza di infrastrutture, di cultura di massa verso la filiera corta e di volontà politica, che sta affossando la categoria.

Come comunicatrice mi sforzo di trovare linguaggi appassionanti, aziende di valore, ma nn posso cambiare il mercato e la vedo dura.
La soluzione, secondo il mio modesto parere di cittadina, è farsi sentire in modo più appariscente, come nelle proteste per le quote latte: in piazza gente, dovete scendere in piazza, bloccare le strade e le ferrovie, con cartelli grandi come gli striscioni dello stadio che dicano quanto i distributori vi pagano il grano o i pomodori e quanto costi il pane in negozio. Quanto ci vuole per portare un vitello ad una giusta crescita - senza ormoni! E quante ore lavorano un produttore o un agricoltore, sotto il sole o al freddo. E scrivano anche che il costo dei dipendenti non è sempre sostenibile e allora si ricorre al nero anche se non si vorrebbe.....

Se nn si fanno azioni eclatanti, il profondo malessere dell'agricoltura italiana andra' in cancrena in questo decennio.
Protestando timidamente tutte le voci saranno soprastate dalla comunicazione di massa che vuole che la massa resti idiota. (Leggi TV ed altri media, che occupano pagine con gossip e culi al sole).

Ale
   
10.
Tomaso Armento @FortidelVento
21/05/2009 12:32:54 | Link a questo commento
Tra l'altro ho postato qui
http://www.tigulliovino.it/vinopigro/2009/05/domande_senza_risposte.html#more
cosa ne penso lato vino

Ciao
Tom
   
11.
Daniele Vinci
21/05/2009 13:02:27 | Link a questo commento
Ciao Alessandra,

in realtà sono un tuo concittadino adottivo, nel senso che mi sono trasferito da poco a Siena.

Hai posto davvero un quadro, quello normativo, che spesso viene offuscato... In realtà, per quel poco che ne so, il problema esiste ed è serio!

Tu fai la comunicatrice?IN che senso? lavori nel campo della comunicazione?

IN ogni caso credo che una soluzione possibile per le piccole aziende sia necessarimanete quella di allearsi, ma non sotto finti "cappelli" che promettono ma poi fanno solo i loro interessi. Ma associarsi in maniera intelligente significa pretendere servizi ed affidarsi a gente che di organizzazione e comunicazione se ne intende! Perchè avolte è proprio questo quello che manca una comunicazione fatta come si deve che deriva da un'organizzazione eccellente.
   
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