Parlare del Piemonte enologico è come nominare la Divina Commendia nella Letteratura italiana.
Al di là dei gusti personali, delle analisi organolettiche e delle guide (con le polemiche a loro legate comprese), credo che un lato molto affascinante del vino siano le storie che si nascondono dietro ogni singola azienda. Per questo motivo partecipo a molte manifestazioni in cui siano presenti i produttori. Spesso, il contatto diretto può aggiungere o togliere "all’oggettiva qualità" di un vino un 5/10 %.
Mi è capitato (di aggiungere) con l’Azienda Cugini e con le Tre Botti (Lazio).
E mi è capitato con l’Azienda Boeri (Piemonte).
Ieri, ho avuto modo di assaggiare durante la manifestazione organizzata da Go Wine (vedi mio post Vinix, i blogger e Giorgio Boeri) a Roma “Il Piemonte e il Vino” dei buonissimi e sconosciuti vini provenienti da antichi vigneti del Bricco Quaglia, la collina che identifica l’Azienda Boeri. Tutta la famiglia è impegnata nei lavori, dai vigneti alla cantina. E i vini ben rappresentano il valore del Territorio, nuova stella delle nostre tendenze enogastronomiche.
“Ieri ero a potare e oggi a presentare” racconta Giorgio Boeri. Per questo, mi dico, i loro vini non si trovano a Roma (mentre in USA e in Svizzera i Boeri esportano alla grande). Spesso non si ha il tempo di promuovere i propri prodotti.
Quindi, è più facile bere una bottiglia del buon bianco di cui parlerò tra poco abitando a San Francisco;). Ieri, infatti, abbiamo conosciuto al banco anche un cliente che da anni si fa spedire i cartoni direttamente da Costigliole d’Asti, la loro sede.
Sono rimasta piacevolmente colpita dal Beviòn Selezione (e non sono la sola), uno ottimo Chardonnay d.o.c. dalla produzione limitata (3.000 bottiglie). Pur avendo una comprensibile avversione per la parola barrique, devo dire che in questo caso la ho avvertita come un valore aggiunto.
Da provare soprattutto il loro Moscato Ribota e la gamma di rossi (Barbera, Nebbiolo, ecc.).
http://www.boerivini.it
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