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Vino di grande fascino, pescato dal ciclindro dei ricordi da Luciano Capellini, ottimo esempio di recupero intelligente di tradizioni antiche.
Si tratta di un "ripasso" sulle vinacce "fresche" dello sciachetrà di un vino bianco base dell'annata precedente, ottenuto dall'ultima frazione della torchiatura dei grappoli (quindi una spremuta di bucce!).
Potrebbe essere scambiato per una grande vendemmia tardiva alsaziana, in virtù della dolcezza unita alla freschezza e alla sapidità, se non fosse per quei profumi intensamente mediterranei di noci, miele e datteri. Bocca ampia e persistenza notevole ne fanno un compagno eccellente di formaggi saporiti, anche se io me lo immagino libidinosamente insieme ad un crostino di pane casereccio unto di extravergine ligure con una acciuga di Monterosso adagiata sopra.
Complimenti a Luciano!
Luk
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